Scenario dei pagamenti in Italia

In un “disegno” di crescita economica del nostro Paese quella dei pagamenti è una problematica che richiede grande attenzione e sempre più necessari interventi migliorativi.

L’ITALIA È UNO DEI PAESI DELL’AREA EURO CHE PRESENTA LE PEGGIORI PERFORMANCES DI PAGAMENTO;

e questo sia in ambiti industriali (pagamenti delle forniture) sia in quelli privati (pagamenti di mutui e prestiti).

Crisi economica, cattive abitudini, poca liquidità, credit crunch, lunghezza e inefficacia delle procedure legali per il recupero del credito generano un quadro allarmante che sta ostacolando la ripresa, mettendo a rischio la stabilità di Imprese e Banche.

Ritardi di pagamento e sofferenze sono infatti fra le principali cause delle crisi aziendali italiane e hanno perfino indotto il mondo del credito a costituire un apposito fondo (Atlante, ndr) a tutela della stabilità delle Banche più esposte nei confronti di una moltitudine di debitori insolventi. Fondo che, peraltro, non ha ancora prodotto i benefici attesi. Ma questo è un altro argomento.

E’ un contesto piuttosto complesso in cui emerge che le attuali metodologie di recupero crediti – specie in momenti di crisi – non sono efficaci e rischiano addirittura di peggiorare le cose poiché

LE “AGGRESSIONI” NEI CONFRONTI DEI DEBITORI IN DIFFICOLTÀ FINISCONO QUASI SEMPRE COL FARLI CAPITOLARE.

Di conseguenza, a margine di costose ed estenuanti azioni di recupero infruttifere molti creditori non possono fare altro che svalutare il loro credito insoluto, oppure cederlo a prezzi così bassi da non coprire i costi sostenuti per provare a recuperarlo.

Dall’altro capo della filiera c’è un’Impresa che rischia il fallimento, sfiancata da procedure lunghe e distruttive che portano quasi sempre alla chiusura o ad una liquidazione che genera dispersione di risorse, know-how e posti di lavoro difficilmente riassorbiti da un tessuto produttivo in costante assottigliamento.

Il recupero crediti verso professionisti e persone fisiche è perfino più complesso, e ancora meno efficace. Salva la possibilità di procedere al pignoramento dei beni in capo debitore. Procedura più veloce, grazie all’introduzione di recenti norme che però non ampliano le possibilità di “rivalsa” – se non in presenza di garanzie reali a favore del creditore.

E’ come un cane che si morde la coda perché, da un lato,

SERVIREBBE PIÙ EFFICACIA NELLE PROCEDURE DI RECUPERO MA L’INASPRIMENTO DELLE AZIONI NON FA CHE METTERE IN GINOCCHIO I DEBITORI.

Credo allora che molte cose vadano riviste. Anzi, innovate. E in un “disegno” volto alla crescita e alla stabilità economica italiana serve un’etica tutelante la vita stessa del Sistema e di ogni singola Impresa.

A monte della filiera dei pagamenti c’è un’area strategica, interna ad Imprese e Banche (Credit Management), che necessita anch’essa di qualche correttivo poiché il suo importante ruolo è spesso offuscato da una visione della stessa funzione a mio parere limitativa rispetto al delicato e importante compito chiamata ad assolvere. (v. Cenni sul Credit Management)

 

RIFLESSIONI

RITARDI E INSOLVENZE NEI SETTORI COMMERCIO E INDUSTRIA POSSONO ESSERE CONSIDERATE L’EFFETTO, MA ANCHE LA CAUSA, DELLE MOLTE CRISI AZIENDALI IN ATTO NEL NOSTRO PAESE

E’ un fenomeno generalizzato che impatta su intere filiere produttive mettendo a rischio la stabilità del Sistema.

LE PROBLEMATICHE DI PAGAMENTO DERIVANO PRINCIPALMENTE DA RITARDI DEI TEMPI DI INCASSO, OVVERO DA ALTRI RITARDI DI PAGAMENTO CHE, SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ, GENERANO UN RALLENTAMENTO CRONICO DEI FLUSSI DI DENARO CHE REGOLANO LE FORNITURE.

All’origine di una certa cronicità dei ritardi vi sono oggi criticità sia economiche, legate ad una riduzione dei volumi di vendita, sia finanziarie, legate anch’esse alla congiuntura economica negativa e a manovre speculative scellerate, talvolta criminose, messe in atto da operatori finanziari che stanno mettendo a rischio la stabilità delle stesse Banche.

Quest’ultime, colpevoli di aver prestato denaro a soggetti non meritevoli e di aver investito in operazioni ad alto rischio che le hanno poi costrette ad adottare misure restrittive nella concessione di credito, nei confronti della clientela sana, tese a tutelare la loro stessa sopravvivenza; ma che riducono fortemente l’erogazione di denaro alle Imprese.

E’ uno scenario complesso, difficile da comprendere nelle sue cause profonde, ma emerge con chiarezza che il fronte dei pagamenti è il punto di convergenza di una serie di criticità sistemiche ed economiche lontane dall’essere risolte e che, allo stato attuale, rischiano di acuirsi ulteriormente.

Io credo allora che oggi ci sia bisogno di logiche più improntate alla tenuta di un sistema vacillante, adottando comportamenti volti alla cooperazione, alla coesione, all’inclusione.

Penso a metodologie efficaci, innovative ed improntate ad un’etica che aiuti a fluidificare una “macchina” dei pagamenti sempre più bloccata su sé stessa, perché

PRIMA O DOPO TUTTI SONO VITTIME E ARTEFICI DI RITARDATI O MANCATI PAGAMENTI

e tutte le conseguenti problematiche economiche, prima o dopo, hanno e avranno effetti nocivi generalizzati.

 

PROBLEMI LEGATI ALLE INSOLVENZE

Chi è vittima di insolvenze subisce uno scompenso finanziario che limita o impedisce i regolari pagamenti ai fornitori. Al perdurare del problema, sopraggiungono vere e proprie crisi di liquidità che compromettono la gestione corrente e la stessa stabilità finanziaria delle aziende.

La situazione si aggrava quando la mancanza di liquidità frena i flussi di denaro destinati ai fornitori e l’azienda è costretta ad affrontare, da un lato, difficili e costose azioni per recuperare il suo denaro presso i clienti e, dall’altro, deve poter placare le azioni di sollecito perpetrate nei suoi confronti da parte dei fornitori che, a loro volta, reclamano il denaro minacciando interruzioni di fornitura e procedure legali.

L’AZIENDA NON RIESCE PIÙ A PAGARE I SUOI FORNITORI POICHÉ NON INCASSA DAI SUOI CLIENTI

ma questo imprescindibile legame causa-effetto che potrebbe attenuare una colpevolezza – non individuale, ma diffusa e generalizzata – non produce nè attenuanti nè un allentamento della morsa esattiva verso i debitori, nemmeno da parte dei Tribunali da cui mi aspetterei una visione ampia, volta alla una tenuta del Sistema Produttivo; da sempre garante dell’equilibrio economico-sociale italiano.

Ultimo atto di un processo di distruzione del valore è infatti l’iter delle procedure concorsuali e fallimentari che sembrano disegnate per mettere le imprese (e i loro fornitori) ancora più in difficoltà, penalizzando settori che dovrebbero invece essere sostenuti e incentivati a crescere.

Le Banche, come è noto, non aiutano mai un’azienda in crisi e spesso chiudono ulteriormente i rubinetti del credito ai primi segnali di difficoltà

TOLGONO, DI FATTO, LA LINFA VITALE AD UN’IMPRESA NEL MOMENTO IN CUI HA MAGGIORE BISOGNO DI ESSERE AIUTATA.

 

Considerazioni

Io credo che le insolvenze siano paragonabili a virus che si diffondono velocemente contagiando soggetti che ne contagiano altri, ed altri ancora.

I VIRUS VANNO COMBATTUTI PRESTANDO SOCCORSO A CHI, PIÙ O MENO COLPEVOLMENTE, NE E’ RIMASTO CONTAGIATO E PROVANDO A DEBELLARE LE CAUSE CHE NE HANNO CONSENTITO IL PROLIFERARSI. 

Credo quindi che NON ABBIA SENSO PRENDERSELA CON CHI RIMANE COLPITO perché, a prescindere dalle sue responsabilità, chi è soggetto a contagio è comunque vittima di qualcosa che può essere sconfitta solo grazie ad interventi diffusi e ad una serie di azioni congiunte e organizzate .

Oggi, tuttavia, avviene l’esatto opposto perché chi è vittima di una crisi di liquidità viene attaccato dai suoi partner e da una legislazione che sembra disegnata per annegare le Imprese, anzichè salvarle.

 

Luigi Bordini

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