Scenario dei Pagamenti e criticità

Come già accennato, io credo che tutto ciò che facciamo in Italia, lo facciamo con virtuosismo.

Non esistono mezze misure. O siamo bravi. Oppure no.

Fra le cose che purtroppo non funzionano vi è il tema dei pagamenti.

Una lunga serie di cause sistemiche determinano, o aggravano, questo fenomeno che ci vede fanalino di coda fra i paesi europei.

Qualche segnale di miglioramento non attenua uno scenario generale che evidenzia la necessità di cambiamenti poiché dovrebbe essere ormai chiaro che le metodologie e le procedure di sollecito e recupero del credito, attualmente in vigore, non stiano funzionando correttamente.

Non sono, cioè, riuscite ad attenuare una situazione che penalizza il sistema produttivo nazionale e ostacola la ripresa.

L’Italia è appunto uno dei paesi dell’area Euro che presenta le peggiori performances di pagamento, e questo sia in ambiti industriali (pagamenti delle forniture) che in quelli privati (pagamenti di mutui e prestiti). Ed i segnali per il futuro non sono incoraggianti.

Giusto per riportare qualche dato significativo, in una classifica che analizza i ritardi di pagamento dei principali paesi europei (ne sono stati presi in considerazione 19), l’Italia si colloca al dodicesimo posto con solo il 35,9% dei pagatori puntuali.

Un ritardo di una vita rispetto alla Germania che ha più dell’89% di pagatori che rispettano i termini.

L’Italia è fanalino di coda nella classifica dei tempi di pagamento

Ma il problema, se vogliamo, è ancora più accentuato.

Nella stessa classifica, infatti, l’Italia scivola al quattordicesimo posto, nell’analisi dei ritardi gravi, cioè quelli oltre 30 giorni, che, secondo Cribis, sono cresciuti esponenzialmente, registrando un funereo +129,1% rispetto al 2010.

Qualche recente segnale positivo, per quanto importante, non attenua uno scenario che merita forte attenzione e io credo qualche buona proposta di cambiamento.

Non stanno, cioè, emergendo migliorie significative, sul piano innanzitutto metodologico, capaci di attenuare una situazione aggravata, e in parte causata, da una congiuntura economica che, nonostante una buona ripresa dei settori trainanti, ha assottigliato – forse per sempre – una congrua parte del nostro sistema produttivo.

Ad aggravare lo scenario, un credito concesso alle imprese con una (colpevole) troppa cautela da parte di un sistema bancario poco incline, e poco interessato, a finanziare la ripresa produttiva.

Crisi economica, dunque, cattive abitudini, poca liquidità, “credit crunch”, lunghezza e inefficacia delle procedure di recupero stanno generando un quadro fosco che mette a rischio, come un cane che si morde la coda, perfino la stabilità del mondo del Credito.

Ritardi di pagamento e sofferenze rappresentano una delle principali cause delle crisi aziendali in atto, ma anche di quelle bancarie; quest’ultime fortemente indebolite dall’imponente mole di NPL presenti nei loro bilanci che ha reso perfino necessaria la costituzione di appositi fondi (Atlante 1 e 2, ndr) a tutela delle Banche più esposte nei confronti di una sterminata platea di debitori insolventi.

E’ quindi un momento in cui stanno emergendo in tutta la loro evidenza sia criticità e sia colpe, anche gravi.

E, tolte poco convincenti rassicurazioni provenienti dalle Istituzioni e dai principali organi di stampa, permane uno stato di allerta che richiede interventi e una forte attenzione.

La carenza di liquidità penalizza interi settori industriali

E’ però evidente, come già accennato, che le attuali metodologie di “recupero crediti” non siano più in grado di arginare la piaga dei mancati pagamenti e, per come stanno le cose, rischiano addirittura di aggravarla.

L’iter di recupero, stragiudiziale e, più ancora, quello giudiziale, prevedono infatti quello che ritengo essere un approccio sostanzialmente intimidatorio nei confronti dei debitori insolventi.

Non di rado, infatti, molte procedure appaiono come vere e proprie “aggressioni” che possono far capitolare i soggetti che già versano in uno stato di consolidata difficoltà.

Le metodologie di recupero, stragiudiziale e giudiziale, non fanno che indebolire ulteriormente le imprese in crisi e questo va a ridurre ulteriormente le possibilità di sanare le posizioni debitorie.

Tanto le azioni di recupero stragiudiziali quanto quelle giudiziali tralasciano, infatti, di considerare che se un’impresa – come spesso accade – è inadempiente a causa di una conclamata difficoltà (vanno ovviamente isolate le imprese che scelgono di ritardare i pagamenti o che accentuano ad arte il loro stato di crisi), certi atteggiamenti non fanno che indebolirla ulteriormente, con conseguenze spesso irreversibili.

Molte imprese sono infatti fallite – o rischiano di fallire – sfiancate da procedure legali e concorsuali lunghe e distruttive che vanno ad aggravare la loro situazione, accelerando uno stato di default (talvolta provocata in modo fraudolento, va detto…) che le spinge in un tunnel senza ritorno.

In realtà, purtroppo, nel tunnel non finiscono solo le imprese inadempienti ma anche gli stessi creditori che, nel tentativo (spesso maldestro o inappropriato) di salvare il salvabile, rischiano di azzerare ogni probabilità di incassare il loro denaro.

Io credo, quindi, che sia il momento di ragionare in altri termini, provando cioè ad approcciare le problematiche in maniera nuova e differente.

Le insolvenze, a mio parere, sono paragonabili a virus e, come tali, si diffondono velocemente contagiando soggetti che ne contageranno altri, ed altri ancora.

Le insolvenze sono come virus e devono essere combattute aiutando chi ne rimane contagiato

I virus, appunto, vanno combattuti prestando soccorso a chi ne è stato contagiato e, nel contempo, facendo ogni sforzo per attaccare le cause che ne hanno consentito il proliferarsi.

E’ dunque ingiusto, e del tutto inutile, prendersela con chi li ha contratti perché, a prescindere dalle sue più o meno gravi colpe o responsabilità, è pur sempre una vittima di qualcosa che sfugge alla sua volontà e che richiede una serie di azioni mirate e congiunte.

Nella gestione delle problematiche di pagamento l’approccio dovrebbe essere più o meno lo stesso ma, quasi inspiegabilmente, avviene l’esatto opposto perché chi è vittima di una crisi di liquidità subisce una sorta di aggressione da parte dei suoi partner, delle Banche e da una legislazione che sembra disegnata per annegare le imprese, anziché salvarle.

Le imprese in crisi vengono attaccate dai partner e dalle Banche

E questo, con la medesima logica che potrei definire distruttiva, viene messo in atto dalle procedure concorsuali e fallimentari che sembrano disegnate con l’obiettivo di accentuare lo stato di crisi dei debitori (e, di conseguenza, dei creditori) penalizzando settori e filiere che dovrebbero, invece, essere sostenute e incentivate a crescere.

In questo scenario è difficile capire se qualcuno ne esca vincitore ma io credo che, in realtà, si stia perdendo un po’ tutti.

Luigi Bordini

1 Comment

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *