I paradigmi dell’Ethical Credit

Dalla crescita insostenibile alla crescita sostenibile

Come già accennato, alla crescita, specie quella in ambiti economici, viene da sempre attribuito un significato numericamente crescente, teso all’aumento progressivo e incessante della produzione, dei consumi, della domanda, dei fatturati, dei guadagni, e così via.

Questa visione, non tiene però conto di un fattore ormai imprescindibile e, cioè, della sostenibilità. La sostenibilità intesa come la ricerca di elementi che garantiscano la continuità non solo dei cicli naturali e dell’Ambiente, volta alla riduzione dello sfruttamento delle materie prime e dell’inquinamento, alla tutela dei Territori, etc., ma io dico anche alla continuità dei cicli economici, volta dunque alla tutela dei sistemi produttivi e del lavoro.

Questo tipo di sostenibilità richiede oggi un concreto impegno, soprattutto da parte dei grandi operatori che dovrebbero porre in atto una serie di comportamenti volti non solo a non produrre impatti negativi sul tessuto produttivo ed economico, innanzitutto italiani, ma che ne favoriscano lo sviluppo.

L’Ethical Credit, che ho disegnato e che provo a descrivere e, possibilmente, a trasferire, è appunto pensato per fornire input – insieme ad altri, ovviamente – definiti per favorire questa importante sostenibilità di tipo economico.

Questo potrebbe avvenire attraverso l’adozione di una lunga serie di interventi e comportamenti e, in questo specifico contesto, io dico; grazie ad un maggiore impegno del Credit Management alla ricerca di importanti fattori di equilibrio, internamente ed esternamente ad imprese e Banche e, soprattutto, nella gestione dei rapporti con i loro clienti.

 

Dal “recupero crediti” alla “velocizzazione dei pagamenti”

Ethical Credit vorrei che significasse, in primis, l’introduzione di nuove metodologie e nuove terminologie.

Recupero crediti“, prima di altre, è una parola che considero obsoleta, superata in qualche modo dagli eventi e, più ancora, dalle necessità di garantire, come accennato, la tutela degli equilibri e degli interessi delle parti.

Consiglierei quindi di utilizzarla il meno possibile poiché racchiude un concetto di aggressione nei confronti di un debitore che, come accennato, è quasi sempre in difficoltà.

Recupero crediti, quindi, sebbene possa risultare un’azione talvolta legittima, dovrebbe divenire “velocizzazione dei pagamenti” che, invece, è pensata per esprimere la volontà di “risolvere” problematiche che richiedono attenzione, sensibilità e strategia.

Risolvere, dunque, senza aggredire, riuscendo nel difficile ma importante compito di produrre vantaggi senza penalizzare chi è in difficoltà.

Velocizzare i pagamenti, inoltre, significa intervenire non solo nei confronti del debitore insolvente ma anche dei suoi eventuali debitori, che potrebbero essere, a loro volta, insolventi. E questo, introduce uno degli aspetti che ritengo più importanti nell’Ethical Credit.

 

Dall’aggressione ai debitori all’aiuto a pagare (AID to PAY)

Questa metodologia dell’Ethical Credit che ho ideato e definito, traduce in azioni concrete uno dei pilastri su cui si fonda; ovvero la ricerca di soluzioni capaci di tutelare tutti gli attori coinvolti.

L’aiuto a pagare è pensato dunque per fornire al creditore, e al debitore, una concreta possibilità di uscire da una situazione spiacevole attraverso un approccio del tutto nuovo volto a mettere il debitore nella condizione di entrare in possesso del denaro necessario a pagare i suoi debiti.

Tuttavia, l’Aid to Pay, come un po’ tutte le metodologie suggerite dall’Ethical Credit, non è un gesto di altruismo fine a sé stesso ma una strategia operativa potenzialmente capace di produrre importanti benefici economici, specie alla luce della poca efficacia delle attuali metodologie di recupero, aggressive e infruttifere.

Aid to Pay, nelle sue fasi iniziali, vuole anche sostituire i vecchi solleciti di pagamento freddi, impersonali e minacciosi con la ricerca incessante di metodologie di sollecito intrise di rispetto, educazione, bellezza.

Un invito a pagare, dunque, o a comunicare tempestivamente la presenza di problematiche ostative, da parte dei debitori, che potranno poi essere affrontate e risolte insieme, anche grazie alla presenza di professionisti opportunamente preparati ed organizzati.

 

Dalla valutazione del rischio all’analisi delle opportunità

Una delle più importanti attività in capo al Credit Management è quella di misurare il grado di rischiosità delle operazioni, innanzitutto in fase di assunzione di nuovi clienti.

Sebbene sia corretto e imprescindibile effettuare le valutazioni ex-ante sulla solvibilità finanziaria delle controparti commerciali è importante, anche qui, introdurre un nuovo concetto che dovrebbe portare ad una visione e ad un approccio differente.

Ad ogni scelta legata al lavoro del Credit Manager deriva, necessariamente, un evento positivo o negativo. E’ quindi normale considerare, e in qualche modo prevedere, il “rischio” ovvero la probabilità oggettiva che qualcosa possa andare storto, diversamente quindi dalle attese e dalle aspettative.

E’ il verificarsi di eventi ritenuti negativi che richiedono una corretta preparazione ad affrontarli attraverso tutte le più efficaci contromisure.

Io preferisco però parlare di “opportunità” che di “rischi”.

E questo poiché serve un approccio realmente differente, e molto più positivo, rispetto a quello potremmo avere in occasione della previsione di un rischio.

E’ l’efficacia di misurare le probabilità non tanto di quello che potrà andare storto ma di quello che potrà, e dovrà, andare dritto; anche grazie ad impegno, strategia e una visione sempre ampia e positiva.

Un differente approccio che dovrebbe aiutare, ad esempio, a vedere i punti forti di una società, quando si analizza il suo bilancio. Oppure a comprendere come valorizzare il rapporto commerciale piuttosto che definire accordi – anche al sopraggiungere di problemi – che riescano a produrre (nonostante tutto) vantaggi reciproci. Sforzandosi, cioè, di fare emergere aspetti positivi sempre presenti, sebbene spesso ben celati dalle evidenze.

Luigi Bordini

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