Credit Innovation – NPL E PROGETTI ETICI

In una cessione di NPL il fornitore, impresa o Banca che sia, lascia sul campo qualcosa come il 90-95% del valore originario dei suoi crediti, a fronte di un incasso certo e immediato.

Come già accennato, trovo strano che nelle normali attività di recupero ante-cessione, non sia consuetudine consolidata quella di provare, quanto meno, a proporre ai debitori uno “sconto”, magari anche del 30-40-50% dell’importo impagato, che aumenterebbe senz’altro le probabilità di chiudere le controversie, se ci sono, e di incassare importi tutto sommato congrui, e in tempi brevi.

In questo modo, la quota parte di denaro non incassato servirebbe – quanto meno – ad aiutare le imprese in difficoltà. E questo, oltre a produrre introiti molto più significativi nei confronti dei creditori, rispetto a quelli generati a fronte di una cessione, produrrebbe una serie di effetti positivi sul settore produttivo ed economico.

Io penso infatti che la cessione di NPL dovrebbe essere vista solo ed esclusivamente come l’ultima possibilità di salvare il salvabile e non come una metodologia a cui ricorrere con una certa (colpevole) “disinvoltura” che rischia di penalizzare tutti. O quasi…

Il problema, secondo me, è che le cessioni di crediti ritenuti irrecuperabili, venduti alle apposite società specializzate vengono effettuate – non di rado – con l’obiettivo primario di alleggerire il bilancio da una quantità di posizioni che comporterebbero un gran lavoro interno, se si volesse provare a recuperarle internamente.

Infatti, molte grandi realtà industriali, le Utilities e soprattutto le Banche effettuano queste operazioni poiché non dispongono di risorse interne dedicate e specializzate alla gestione di crediti incagliati e problematici.

Ma, ciò che preoccupa è la poca voglia di strutturarsi in tal senso poiché, oltre a dover affrontare difficoltà logistiche e organizzative, per l’implementazione di apposite strutture, questa scelta comporterebbe un investimento significativo senza la necessaria certezza dei ritorni economici che ne potrebbero derivare.

Perché, allora, non provare a valutare altre soluzioni o metodologie potenzialmente più efficaci e innovative rispetto a quelle adottate finora? Questo, ovviamente a margine degli auspicati accordi stragiudiziali con i clienti morosi (quasi sempre imprese in difficoltà) a cui proporre la possibilità di saldare quanto meno una parte del loro debito.

La metodologia AID to PAY potrebbe anch’essa portare benefici ed aiutare a ridurre, anche in modo significativo, l’incidenza di NPL, a fronte di un approccio diametralmente opposto rispetto a quello attuale. In una fase successiva, constatata l’inefficacia delle precedenti soluzioni, penserei all’opportunità di mettere comunque a frutto le imponenti quantità di denaro bloccato e inutilizzato.

L’interrogativo, alla base di un’idea che ritengo possa meritare, quanto meno, un’approfondita analisi di fattibilità, è se sia meglio cedere i crediti incagliati, realizzando pesanti perdite, oppure provare a trasformarli in preziose “risorse progettuali” utili alla realizzazione di progetti, sia a sfondo etico e sia di tipo imprenditoriale.

Tutto questo, grazie ad un accordo fra creditori e debitori che preveda uno scambio soldi/lavoro/assets.

Magari, sfruttando la nuova tecnologia “Blockchain” per consentire di immettere nel “sistema” risorse immediatamente convertite in una “valuta” con cui, ad esempio, moltissimi soggetti potrebbero saldare, anche parzialmente, il loro debito verso la Banca o la società Utilities.

L’avvio di progetti etici grazie a risorse (monetarie) incagliate non sarebbe uno straordinario modo per trasformare una criticità in un’occasione di crescita?

L’ipotesi di fondo, che richiede ovviamente tutte le necessarie sperimentazioni, si basa sul presupposto che un debito pecuniario potrebbe estinguersi anche attraverso la messa a disposizione da parte del debitore di “risorse” non monetarie sotto forma, innanzitutto, di know-how, idee e risorse materiali.

Un debito potrebbe estinguersi grazie a prestazioni professionali e know-how

Un altro fattore che ritengo fondante è costituito dal fatto che il parco clienti di un operatore (Banca o Utility) è quasi sempre costituito da un universo immenso ed eterogeneo di individui, professionisti e imprese. Naturalmente, quindi, ricco di capacità, idee, know-how e “risorse” che se fossero opportunamente mappate e organizzate, potrebbero essere utilizzate per la realizzazione di una moltitudine di progetti e iniziative, anche imprenditoriali, di cui l’”operatore” potrebbe essere il principale promotore.

Potrebbe così nascere quello che mi piace definire un ecosistema progettuale cioè un luogo di aggregazione strategica di risorse – monetarie, e non, – ricco e vitale e che, grazie al supporto di apposite piattaforme collaborative-progettuali, potrebbe divenire un vero e proprio “incubatore di progetti” e iniziative imprenditoriali.

 

Chi non ha soldi, ha idee. Oppure mezzi. Oppure know-how.

E la possibilità di effettuare questa sorta di “conversione” potrebbe anche trasformarsi in una straordinaria opportunità di mettere in mostra le proprie risorse e, perché no, di trovare nuove e inaspettate occasioni di lavoro e di fare impresa.

Banche e Utilities potrebbero così avviare una moltitudine di progetti, dando ovviamente priorità a quelli che necessitano innanzitutto di risorse e know-how presenti fra i loro debitori insolventi a cui sarà proposto di lavorare al progetto in cambio di una riduzione del loro debito, in ragione delle prestazioni fornite.

Banche e Utilities potrebbero dare vita ad una moltitudine di progetti e iniziative anche imprenditoriali

Costoro, avrebbero l’opportunità di sanare la loro posizione, scongiurare possibili azioni nei loro confronti e, magari, trovare nuove e interessanti opportunità di lavoro.

Una società elettrica potrebbe, ad esempio, coinvolgere la sua clientela in un progetto finalizzato ad individuare nuove metodologie per generare energia pulita, nuovi sistemi per migliorare il trasporto, la viabilità, il telelavoro, piuttosto che avviare iniziative a favore dell’Ambiente, specie quello in prossimità delle centrali di produzione o dei giacimenti di idrocarburi.

Una Banca potrebbe invece coinvolgere la sua clientela per lo studio di nuove forme di finanziamento o di investimento per la clientela, nuove modalità per una corretta erogazione di finanziamenti alla Imprese, e così via.

I clienti di una società energetica possono aiutarla a definire un nuovo sistema per generare energia pulita o per migliorare i servizi alla clientela

I clienti di una Banca possono aiutarla a definire un nuovo tipo di conto corrente, nuove forme di investimento, per migliorare i prodotti per il credito

Gli ambiti sono molteplici e le importanti sfide che un grande operatore (Utilities o Banca) potrebbe lanciare grazie al contributo della sua clientela sono di incredibile portata.

 

Sintesi

In un momento economico incerto le metodologie di recupero crediti devono saper tutelare sia i creditori che un patrimonio produttivo in costante riduzione.

Serve un approccio differente e innovativo. Il più efficace potrebbe essere quello di aiutare i debitori a sanare le posizioni, cioè a pagare i loro debiti, attraverso azioni coordinate tese al recupero di tutta la loro liquidità incagliata a monte della filiera produttiva.

I crediti incagliati di Banche e Utilities potrebbero essere trasformati in “risorse progettuali” da canalizzare in una moltitudine di progetti di cui (Banche e Utilities) divengono promotori ed organizzatori; I progetti possono riguardare innanzitutto tematiche di interesse collettivo (sostenibilità, cambiamenti climatici, immigrazione, energia pulita, mobilità, biotecnologie, medicina, lavoro, etc.);

Banche e Utilities divengono immensi incubatori di progetti e iniziative anche imprenditoriali;

Servono piattaforme progettuali (di cui la prima che ho progettato è già stata realizzata) che consentano la costruzione corale dei progetti, capaci di divenire una base d’incontro fra “domanda” e “offerta” di risorse utili alla realizzazione dei progetti.

Luigi Bordini

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