Controllo, Etica & Credito

Il controllo su qualcosa, qualcuno e talvolta su noi stessi ci gratifica e ci rassicura allo stesso tempo.

Ci gratifica, poiché necessita di un’autorità conferitaci o, più ancora, se è frutto di capacità, scaltrezza, denaro.

Ci rassicura, invece, poiché possiamo gestire le situazioni nel nostro interesse e questo, non sempre a ragione, ci dà la sensazione di avere il controllo perfino sugli eventi.

Nei molti contesti in cui viene esercitata una qualunque forma di controllo, mi vorrei soffermare su quello legato ai rapporti fra imprese – il tema a me più familiare – e, nello specifico, fra i grandi operatori di Energia e Credito e i loro Clienti.

Il controllo, in questi complessi rapporti di business è legato – fra le altre cose – all’attività di verifica solvibilità che viene effettuata preventivamente all’avvio della fornitura o all’erogazione di denaro.

Utilities e Banche devono infatti analizzare la situazione economico-finanziaria dei potenziali clienti per attribuirne il “merito di credito” (fido). E poi, successivamente, in occasione dei periodici controlli sulla regolarità dei pagamenti di forniture e prestiti, nonché a fronte delle azioni volte al recupero del credito eventualmente impagato.

Ci troviamo così di fronte ad un’importante forma di controllo che i “grandi” esercitano sulle piccole-medie imprese e che, a mio avviso, assume significati via via crescenti nei difficili scenari attuali.

Concessione di credito, dunque, ed interventi in caso di insolvenza che vedono i Credit Manager disporre di un forte controllo che – se male esercitato – può arrivare a decretare, talvolta senza dolo o volontarietà, la chiusura delle imprese inadempienti.

Banche e Utility hanno dunque l’onere e l’onore, e io dico l’opportunità, di adottare comportamenti che non penalizzino le imprese e che, come auspico, le aiutino a non annegare nelle acque agitate dei mercati competitivi e globalizzati.

La sopravvivenza dei “piccoli”, pertanto, se non del tutto legata al volere di Banche e Utilities può molto dipendere dalla loro politica del credito che, non di rado, può decretare la tenuta, o la disfatta, di intere filiere produttive.

Chi esercita questo tipo di controllo, auspico allora che abbia, o acquisisca, una spinta etica per me imprescindibile, che stimoli una forte attenzione ai rapporti causa-effetto dei comportamenti potenzialmente dannosi, sebbene legittimi.

Più ancora, io vorrei che l’etica incentivasse un inedito impegno dei grandi operatori nella tutela degli ecosistemi naturali ed economici, magari anche attraverso l’introduzione di metodologie innovative legate al Credito, che mi impegno a “disegnare”. Come i progetti etici sviluppati grazie a crediti impagati che potrebbero essere riconvertiti in risorse (mezzi, know-how, creatività).

Un maggior rispetto delle imprese in affanno favorirà l’appianamento di moltissime pratiche di recupero e aiuterà tante realtà produttive a restare a galla.

E questo “controllo” imperniato di un’etica che infonde sensibilità ed empatia, stimolerà comportamenti positivi e tutelanti i sempre più delicati equilibri economico-produttivi.

Il controllo etico, dunque, non è semplicemente auspicabile poiché è corretto e perfino strategico. Ma è quello che potrà, realmente, rassicurare e rassicurarci.