Lira Italia

L’Italia è un paese complicato, ricco di risorse, capacità, bellezza e storia.

Un glorioso passato offuscato oggi da criticità sistemiche e congiunturali, aggravate dall’incapacità di credere nelle nostre straordinarie potenzialità.

Questo aiuta chi specula sul nostro declino; inducendoci a sospettare che i “costi” dell’unificazione europea non siano un effetto indesiderato ma, forse, una delle ragioni per cui è stata così fortemente voluta.

Limitare gli Stati nelle loro politiche monetarie e di bilancio li ha in qualche modo legati ai “poteri” centrali. Ed è per questo che chi caldeggia l’Europa e la sua moneta, talvolta a ragione, non può non riconoscere che finora ha portato più problemi che opportunità, per lo meno in Italia.

Per quanto, infatti, l’attuale stagnazione economico-produttiva derivi da una globalizzazione deregolamentata, un sistema produttivo frammentato, da pochi investimenti in R&S, dal difficile accesso al credito da parte delle imprese, da una certa rigidità del mercato del lavoro, da una fiscalità “punitiva” e una burocrazia opprimente io credo che la moneta unica abbia deluso molte aspettative proprio quando c’era bisogno di condizioni capaci di portare slancio e voglia di crescita.

L’Euro, ha infatti generato un’impennata dei prezzi al consumo che si è tradotta nella riduzione del potere d’acquisto, in primis dei lavoratori dipendenti e delle classi meno abbienti, per poi coinvolgere una classe media in progressivo assottigliamento.

Flussi di liquidità immessi nel sistema produttivo non sono mai arrivati alle imprese più bisognose, penalizzate dalla perdita di potere d’acquisto dei cittadini. E di seguito, perdita di competitività, calo dell’occupazione e danni concreti all’economia reale.

In Italia i prezzi sono lievitati anche a causa di un cambio che ha consentito una facile e furbesca conversione 1.000 Lire=1 Euro. Così come l’introduzione delle monete da 2€, con un valore quadruplicato rispetto alle vecchie monete da 500 Lire, e questo ha disorientato i consumatori sul reale prezzo di moltissimi prodotti, magicamente raddoppiati.

Dal lato macroeconomico, una moneta unica in un’Europa politicamente disunita con economie a diverse velocità ha generato scosse di assestamento che hanno accentuato criticità pre-esistenti e la conseguente chiusura, o la svendita, di molte imprese, le crisi bancarie e l’incremento esponenziale di un debito pubblico che potrebbe spingere Bruxelles ad imporre una stretta fiscale che ci metterebbe definitivamente al tappeto.

Oggi, molti politici ignorano il problema. Altri fanno finta di risolverlo, peggiorandolo.

Uscire dall’Euro, tuttavia, è complicato e pericoloso.

Perché allora non pensare all’introduzione ufficiale delle monete complementari, ad integrazione di un Euro con cui dovremo fare i conti ancora a lungo?

In Italia ne esistono diverse. Alcune funzionano bene ma io credo che serva qualcosa di “universale” capace, cioè, di stimolare gli investimenti e gli scambi commerciali a livello nazionale, ristabilendo un potere d’acquisto da impiegare verso prodotti nostrani.

Penso ad una moneta virtuale (elettronica) erogata dallo Stato a favore dei Cittadini e Imprese.

Un accredito mensile di importo fisso a tutti i cittadini, per l’acquisto di prodotti e servizi, tassativamente Made in Italy, e di un importo, proporzionale alla loro dimensione, alle imprese, per il pagamento dei dipendenti e dei fornitori italiani.

Una moneta ufficiale complementare all’Euro che mi piace chiamare LIRA ITALIA.

 

Riflessioni

Il denaro, fintanto che assolve l’originario compito di facilitare la compravendita di beni e servizi, stimola l’economia, la produzione, il lavoro, la ricchezza.

Quando, invece, è utilizzato per produrre altro denaro, nelle molte sfaccettature di una finanza speculativa, produce una “ricchezza” effimera che può avere effetti illusori e nocivi.

Spesso, infatti, in fondo alla filiera di Hedge Funds, Fondi di investimento, Fondi di Fondi, Derivati, Futures, etc., non c’è nulla. Nessuna garanzia solida a tutela degli investitori.

E quando qualcosa va storto, o è stata fatta andare storto (…), si parla di “denaro bruciato” ma io credo che se un investitore perde il suo capitale qualcuno, più o meno lecitamente, quello stesso denaro lo ha intascato. E’ fisica!

La finanza speculativa ha tuttavia consentito un significativo incremento dei consumi e del benessere grazie alla facilità con cui sono state prestate immense quantità di un denaro, concretamente inesistente, che era prevedibile che non sarebbe stato restituito.

Apice di questo fenomeno, i mutui subprime, che hanno generato la grande depressione tuttora in atto, corresponsabili degli NPL che stanno minando la tenuta dei sistemi produttivi e del mondo bancario.

La finanza speculativa, tra l’altro, complice – a mio avviso – un sistema borsistico non esente da colpe, assorbe risorse finanziarie destinate alla crescita e ne produce un’errata distribuzione a beneficio quindi di una sempre più ristretta fascia di soggetti che, di fatto, le sottraggono ai sistemi economici.

La mancanza di denaro (biglietti di carta a cui viene attribuito un valore universalmente riconosciuto e accettato) e l’incapacità di interscambio senza il suo prezioso ausilio genera un rallentamento degli scambi commerciali, dei pagamenti, dei consumi e delle produzioni e un conseguente aumento della disoccupazione e delle diseguaglianze sociali.

L’Euro ha complicato le cose poiché, rispetto a quando potevamo stampare le Lire in completa autonomia, oggi siamo vincolati alle scelte e agli “interessi” della BCE che generano costi che gravano sul debito pubblico, sul deficit e sul peso fiscale.

Credo, allora, che molti Stati fra cui l’Italia, con un PIL insufficiente a calmierare un forte indebitamento, pubblico e privato, costrette quindi a ribassare più volte le loro stime di crescita, dovrebbero avere una certa libertà nel cercare soluzioni, anche innovative, che contrastino un momento oggettivamente difficile; favorendo la tanto auspicata ripresa.