Gestione innovativa degli NPL di Banche e Utilities

Il mercato del Credito e dell’Energia sono oggi penalizzati da forti problematiche di pagamento da parte della clientela che fatica a regolarizzare le forniture e i prestiti a causa della crisi economica, del calo della produttività, della perdita di posti di lavoro e da una diffusa mancanza di liquidità.

I bilanci di Banche e Utilities ne risentono in modo significativo e sono appesantiti dall’enorme mole di crediti deteriorati che erodono i margini di guadagno, anche a fronte della necessità di trattare le sofferenze attraverso onerose operazioni di cessione (vendita ad apposite società, ndr) che vanno a sottrarre risorse finanziarie destinate ad investimenti in competitività ed efficienza.

I CREDITI DETERIORATI METTONO A RISCHIO LA STABILITÀ DI BANCHE E UTILITIES

La recente scelta di dirottare consistenti stock di sofferenze nel Fondo Atlante – costituito per dare sostegno alle Banche più esposte – piuttosto che cederli ad operatori finanziari che ne acquistano la titolarità ad un prezzo molto inferiore del loro valore nominale sono assimilabili a vere e proprie svendite poiché mitigano senz’altro le perdite senza, tuttavia, ridurle in modo soddisfacente.

Visto inoltre che lo scenario produttivo non mostra gli attesi segnali di ripresa, per lo meno nel breve periodo, io credo che sia il momento di elaborare differenti approcci ad una problematica che può divenire invalidante per l’intero sistema economico, non solo italiano.

Serve un salto evolutivo. Serve innovazione.

Bisogna infatti trasformare una criticità dilagante in una possibile occasione di crescita; superando i limiti, anche legislativi, delle attuali metodologie di recupero.

 

IN MOMENTI DI CRISI, QUAL’E’ LA MIGLIORE STRATEGIA PER RECUPERARE UN CREDITO?

AGGREDIRE IL DEBITORE, INDEBOLIRLO O FARLO FALLIRE?

IO DICO: AIUTARLO A PAGARE!

Le attuali modalità di sollecito e recupero dei crediti e le normative vigenti su cui si basano le azioni giudiziali sono, a mio avviso, inadeguate e, probabilmente, anziché ridurre il problema dei ritardi di pagamento, lo accentuano.

Accanirsi verso un’impresa in difficoltà è un gesto irresponsabile, oltre che inutile, poiché la si indebolisce ulteriormente limitando – fino quasi ad azzerare – le probabilità di essere pagati.

Gli atteggiamenti troppo duri, sia sul fronte stragiudiziale che su quello giudiziale, oltre a discostarsi da una certa etica comportamentale rendono le imprese incapaci di reagire e questo sta producendo ripercussioni negative sia verso l’esercito di creditori, che non incassano, e sia verso la folta schiera di imprese che, quotidianamente, chiudono i battenti a fronte procedure concorsuali che molto spesso potrebbero essere evitate.

Tra l’altro, un ritardo di pagamento è la punta di un iceberg fatto di perdita di competitività, di calo della domanda interna, di riduzione dei fatturati, di stretta creditizia, di un peso fiscale eccessivo e, non per ultimo, di altrettanti problemi di pagamento che investono, a cascata, tutte le imprese di interi settori produttivi e merceologici.

ATTACCARE IL “PROBLEMA” E NON LE IMPRESE

E’ dunque limitante una visione miope e semplicistica che punta il dito sui cattivi pagatori in una sorta di “caccia alle streghe” che punisce chi ha bisogno di essere aiutato.

Visto inoltre che un cosiddetto “cattivo pagatore” è quasi sempre un’impresa in difficoltà, vittima spesso di altrettante difficoltà ad incassare i suoi crediti, io credo che il MODO PIU’ EFFICACE PER RECUPERARE UN CREDITO POTREBBE ESSERE QUELLO DI AIUTARE IL DEBITORE A PAGARLO.

Più ancora se l’obiettivo del creditore (specie se Banca o grande azienda), oltre ad incassare in tempi brevi, è anche quello di voler dimostrare al mercato l’intenzione di contribuire ad uno sviluppo economico inclusivo e ad una “compattezza” interaziendale italiana divenuta imprescindibile; per la sopravvivenza di tutti.

 

SINTESI DI ATTUAZIONE

Per indurre un’impresa a pagare i suoi debiti bisogna aiutarla a sbloccare la sua liquidità, quasi sempre incagliata presso i suoi clienti, anch’essi morosi.

Ho così definito una metodologia che ho chiamato AID to PAY e che prevede dunque l’avvio di azioni di “recupero indiretto” ovvero nei confronti dei clienti dell’impresa inadempiente, a fronte di un mandato autorizzativo ad appositi team di professionisti preventivamente organizzati e incaricati di gestire le operazioni di recupero.

Nel caso in cui anche le imprese sollecitate al pagamento (clienti del cliente) lamentassero altrettanti mancati incassi da parte della loro clientela, il programma AID to PAY può proseguire a ritroso fino a liberare la maggior quantità di liquidità incagliata a monte della filiera produttiva.

 

E’ MEGLIO CEDERE I CREDITI INCAGLIATI, REALIZZANDO PESANTI PERDITE, OPPURE TRASFORMARLI IN PREZIOSE “RISORSE PROGETTUALI” PER LA REALIZZAZIONE DI PROGETTI ETICI, GRAZIE AD UN ACCORDO CREDITORI/DEBITORI CHE PREVEDE UNO SCAMBIO SOLDI/LAVORO?

UNA BANCA O UN’UTILITY CHE AVVIA PROGETTI A SFONDO ETICO COINVOLGENDO I SUOI CLIENTI, INNANZITUTTO MOROSI, E’ INNOVATIVA?

L’AVVIO DI PROGETTI ETICI UTILIZZANDO RISORSE (MONETARIE) INCAGLIATE NON E’ UNO STRAORDINARIO MODO PER TRASFORMARE UNA CRITICITA’ IN UN’OCCASIONE DI CRESCITA?

 

Questa metodologia, che richiede tutte le necessarie sperimentazioni, si basa sul presupposto che un debito pecuniario potrebbe estinguersi anche attraverso la messa a disposizione da parte del debitore di “risorse” non monetarie sotto forma, innanzitutto, di know-how, idee e risorse materiali.

Un altro fattore altrettanto fondante di questa innovativa metodologia è costituito dal fatto che il parco clienti di un operatore (Banca o Utility) è composto da un universo eterogeneo di individui, professionisti e imprese ricco di capacità, idee, know-how e “risorse” che, opportunamente mappate e organizzate, potrebbero essere utilizzate per la realizzazione di una moltitudine di progetti e iniziative, anche imprenditoriali, di cui l’”operatore” è il principale promotore.

Può così nascere un vero e proprio ECOSISTEMA PROGETTUALE – come mi piace definirlo – un luogo di aggregazione ricco e vitale che, grazie al supporto di apposite piattaforme collaborative-progettuali, può divenire un vero “incubatore di progetti”.

Banche e società Utilities possono così avviare una moltitudine di progetti, con priorità verso quelli che necessitano innanzitutto di risorse e know-how presenti fra i loro debitori insolventi a cui sarà proposto di lavorare al progetto in cambio di una riduzione del loro debito, in ragione delle prestazioni fornite.

Costoro, avrebbero l’opportunità di sanare la loro posizione, scongiurare possibili azioni nei loro confronti e, magari, trovare nuove opportunità di lavoro.

Una società elettrica potrebbe coinvolgere la sua clientela in un progetto finalizzato ad individuare nuove metodologie per generare energia pulita, nuovi sistemi per migliorare il trasporto, la viabilità, il telelavoro, piuttosto che avviare iniziative a favore dell’Ambiente, specie quello in prossimità delle centrali di produzione o dei giacimenti di idrocarburi.

Una Banca potrebbe invece coinvolgere la sua clientela per lo studio di nuove forme di finanziamento o di investimento per la clientela, nuove modalità per una corretta erogazione di finanziamenti alla Imprese, e così via.

I CLIENTI DI UNA SOCIETÀ ENERGETICA POSSONO AIUTARLA A DEFINIRE UN NUOVO SISTEMA PER GENERARE ENERGIA PULITA O PER MIGLIORARE I SERVIZI ALLA CLIENTELA

I CLIENTI DI UNA BANCA POSSONO AIUTARLA A DEFINIRE UN NUOVO TIPO DI CONTO CORRENTE, NUOVE FORME DI INVESTIMENTO, PER MIGLIORARE I PRODOTTI PER IL CREDITO

Gli ambiti sono molteplici e le importanti sfide che un grande operatore (Utilities o Banca) potrebbe “lanciare”, grazie al contributo della sua clientela, sono di incredibile portata.

 

SINTESI

  • In un momento economico incerto le metodologie di recupero crediti devono saper tutelare sia i creditori che un patrimonio produttivo in costante riduzione. Questo, anche a causa di procedure che penalizzano le imprese in difficoltà. E pure i loro creditori!
  • Serve un approccio differente e innovativo. Il più efficace può essere quello di AIUTARE I DEBITORI A PAGARE I LORO DEBITI attraverso azioni coordinate tese al recupero di tutta la liquidità incagliata a monte della filiera produttiva.
  • I CREDITI INCAGLIATI DI BANCHE E UTILITIES POSSONO ESSERE TRASFORMATI IN “RISORSE PROGETTUALI” da canalizzare in una moltitudine di progetti di cui (Banche e Utilities) sono promotori ed organizzatori;
  • I progetti possono riguardare innanzitutto tematiche di interesse collettivo (sostenibilità, cambiamenti climatici, immigrazione, energia pulita, mobilità, biotecnologie, medicina, lavoro, etc.);
  • BANCHE E UTILITIES DIVENGONO IMMENSI INCUBATORI DI PROGETTI E INIZIATIVE ANCHE IMPRENDITORIALI;
  • Servono piattaforme progettuali (di cui la prima che ho progettato è già stata realizzata) che consentano la costruzione corale dei progetti, capaci di divenire una base d’incontro fra “domanda” e “offerta” di risorse utili alla realizzazione dei progetti.

Luigi Bordini

Assicurazione del Debito

In uno scenario economico caratterizzato dalla contrazione di volumi di vendita e dei fatturati, problema aggravato e in qualche modo provocato dai bassi livelli di liquidità, si determina un sempre maggiore rischio di insolvenza da parte di molte imprese che non riescono rispettare gli impegni di pagamento nei confronti dei loro fornitori.

SEMPRE PIU’ IMPRESE FATICANO A RISPETTARE GLI IMPEGNI DI PAGAMENTO VERSO BANCHE E FORNITORI

E’ purtroppo noto l’effetto dannoso e distruttivo di un mancato pagamento da parte di imprese insolventi che – probabilmente – sono anch’esse vittime di altrettanti problemi di incasso ma che, più o meno colpevolmente, provocano danni ai loro fornitori nel momento in cui non sono più in grado di pagarli.

La frequenza di questi fenomeni va ad aggravare uno scenario economico italiano piuttosto incerto e che richiederebbe la necessità di “soluzioni” – anche legislative – tese ad attenuarne i danni, e le conseguenze, dei ritardi di pagamento e delle insolvenze.

Ho affrontato per anni queste problematiche, che possono essere mitigate da prodotti specifici per la riduzione del rischio, fra cui l’assicurazione del credito, che a mio parere presenta il migliore rapporto costi/benefici; anche se il difficile contesto economico evidenzia la necessità di renderla ulteriormente più incisiva e tutelante, in ottica generale.

Ho infatti constatato spesso l’efficacia di questa polizza, a mio parere imprescindibile specie per le aziende che intendano esplorare nuovi mercati e approcciare nuova clientela, e questo nonostante costi di copertura non trascurabili ed un’operatività gestionale piuttosto impegnativa.

L’assicurazione del credito favorisce la stabilità finanziaria dell’impresa ed è apprezzata da Banche, società di revisione e investitori. Tuttavia, la sua efficacia è ancora piuttosto limitata poiché si tratta di un prodotto non ancora di uso comune cioè circoscritta alla ristretta cerchia di coloro che l’hanno stipulata.

Servirebbero dunque migliorie capaci di ampliare i benefici di questa polizza, alla luce di una sinistrosità dei mercati in leggera flessione, in Italia, ma pur sempre molto significativa, sia in termini di eventi che di importi totali impagati. 


Analizzando il contesto e le logiche sottostanti le modalità di regolazione delle forniture, ovvero le responsabilità oggettive in capo ai soggetti debitori, riterrei opportuno ribaltare il principio di applicazione della polizza crediti poiché – concretamente – sono i debitori a provocare i sinistri, ovvero i mancati pagamenti nei confronti dei loro creditori. 

E questo, a mio avviso, è un concetto fondante poiché qualunque impresa, nel momento in cui avvia la sua attività contrae debiti e diviene, a tutti gli effetti, un soggetto potenzialmente in grado di danneggiare i fornitori, qualora non riuscisse a pagarli.

L’impresa assume dunque una sorta di “responsabilità commerciale”, o economica, nei confronti della collettività, esattamente come avviene per gli automobilisti che assumono una “responsabilità civile”, a fronte di eventuali danni che potrebbero arrecare a persone e cose, nel momento in cui si mettono alla guida di mezzi a motore.

INTRODUZIONE DEL CONCETTO DI “RESPONSABILITA’ ECONOMICA” DELLE IMPRESE

Io credo pertanto che imprese, professionisti e operatori economici dovrebbero essere tenuti a stipulare una polizza a favore della “collettività”, ovvero dei soggetti terzi con cui hanno rapporti di fornitura, a copertura degli eventuali danni da mancati pagamenti qualora non potessero regolarizzare una o più forniture.

Penso allora ad una POLIZZA DEBITI obbligatoria, o fortemente “richiesta” dal mercato, contratta dai debitori a favore dei creditori (fornitori) in caso di impossibilità ad effettuare i pagamenti.

NECESSITA’ DI UNA “POLIZZA DEBITI”

Penso ad una polizza che erediti la logica di fondo della polizza RCA in campo automobilistico ma con un principio di funzionamento analogo a quello dell’attuale polizza crediti riguardo, ad esempio, al “limite di credito” (fido) che in questa polizza dovrebbe ovviamente essere “limite di debito” ovvero un massimale posto dalle compagnie assicurative riguardo all’esposizione debitoria nei confronti dei fornitori che ogni impresa assicurata non dovrà superare.

“LIMITE DI INDEBITAMENTO” VERSO I FORNITORI

Questo limite potrebbe apparire contrario alla giusta libertà gestionale dell’imprenditore ma io credo che un tetto massimo sugli acquisti posto dalle compagnie assicurative sulla base dello stato di salute “merito di debito” (determinato dalle stesse metodologie valutative della polizza crediti) – potrebbe costituire un’importante tutela verso i fornitori ma anche verso le stesse aziende debitrici.

Questa polizza, infatti, potrebbe consentire alle imprese di ottimizzare gli acquisti grazie alla certezza dei loro fornitori di essere pagati ma anche di massimizzare le vendite, per la stessa sicurezza di essere pagati, dai clienti.

Io credo che una polizza per danni da mancato pagamento proteggerebbe, inoltre, le imprese insolventi dalle azioni legali eventualmente avviate dai loro creditori e che, come già accennato (http://luigibordini.it/scenario-dei-pagamenti-in-italia/) aggraverebbero il loro stato di crisi e, poco a poco, quello di tutto il sistema produttivo.

Vorrei anche sottolineare che quella che oggi potrebbe apparire come una criticità della polizza crediti, ovvero i suoi costi piuttosto significativi – dovuti anche al fatto che tali coperture non possono ancora contare su un’ampia diffusione – potrebbe essere superata da una maggiore diffusione della “polizza debiti” che consentirebbe alle Compagnie una migliore distribuzione del rischio su un bacino di utenza decisamente più significativo.

LA POLIZZA DEBITI, PER LA SUA DIFFUSIONE, DOVREBBE COSTARE MENO DELL’ATTUALE POLIZZA CREDITI

Vi sono, chiaramente, molteplici aspetti tecnici, legislativi, procedurali e perfino commerciali che vanno considerati e analizzati prima di poter comprendere se questo tipo di polizza sia attuabile, concretamente, o meno.

Ed è altrettanto ovvio che la condizione primaria è che le Compagnie trovino sufficiente interesse verso un prodotto che si discosta parecchio da quelli attualmente in vigore.

Sul piano tecnico, quello che prevedo possa divenire una criticità, se non addirittura un ostacolo, riguarda l’assunzione di un rischio che sarebbe interamente in capo ad ogni singolo assicurato mentre con la polizza crediti è, in qualche modo, ripartito sulla totalità della sua clientela.

Ma questo, a mio parere, è superabile grazie ad accordi fra compagnie che, nel caso di obbligatorietà della polizza, potrebbero creare appositi fondi di garanzia o definire accordi incrociati per una giusta ripartizione dei rischi.

L.B.

Innovazione Etica

Nell’era della globalizzazione ognuno di noi diventa parte integrande di un “organismo” sempre più grande ma anche sempre più fragile la cui sopravvivenza è fortemente legata ad ogni nostra (apparentemente insignificante) azione.

Siamo tutti sulla stessa barca, ormai, e non possiamo più ritenere sufficiente, per quanto importante, limitare gli effetti della nostra presenza su questo Pianeta attraverso comportamenti corretti o perfino virtuosi.

Il problema è che siamo in 7 miliardi di anime, solo oggi, e dubito che ve ne siano molte disposte a rinunciare alle loro abitudini e al loro stile di vita.

Cosa fare, allora?

La cosa più urgente, secondo me, è attivarsi per limitare i danni di uno sviluppo irregolare e indiscriminato che vede i produttori e i consumatori corresponsabili di una situazione pericolosa dovuta alla smania di possedere e a quella di produrre.

Non so chi abbia iniziato per primo ed è ormai inutile scoprirlo.

Però oggi ci sono eserciti di persone che consumano e inquinano e imprese fameliche che ci invogliano a farlo, sforzandosi di produrre a costi sempre più bassi; con poco rispetto per le persone e pochissima cura per l’ambiente.

Non intendo puntare il dito contro le multinazionali perché se non ci fossero loro sarebbe impossibile entrare in un negozio, o in un distributore di benzina, e trovare gran parte delle cose ritenute indispensabili nel nostro quotidiano.

Dico però che serve maggior equilibrio fra la voglia di crescere e l’impegno a lasciare un pianeta ospitale alle prossime generazioni e per questo bisognerà trovare metodi innovativi per produrre, consumare,  smaltire i rifiuti, spostarsi e lavorare ma, prima ancora, servono progetti per attenuare i danni già visibili agli ecosistemi naturali ed economici, su cui è basata la nostra vita e il nostro il lavoro.

I produttori e i consumatori stanno danneggiando il Pianeta. A loro il compito di rimetterlo a posto.

All’innovazione etica (che disegno), invece, il compito di trovare idee per rendere economicamente interessante l’avvio di progetti etici – tesi a calmierare le problematiche ambientali ed economiche – da parte di grandi aziende e Banche, grazie a metodologie collaborative innovative per realizzarli.

Sono infatti convinto che una volta palesata la forte connessione fra l’impegno etico e gli importanti ritorni economici e di immagine a beneficio delle aziende che sceglieranno questa innovativa e stimolante strada, la ricerca della sostenibilità, quella vera, potrà davvero avere inizio.

Luigi Bordini